“Boia imperialisti, spie di regime e corrotti buffoni”. La lingua dei comunicati delle brigate rosse durante il Sequestro Moro
Pubblicato 12/10/2017
Parole chiave
- Red Brigades,
- statements,
- semantic fields,
- expressivity,
- lexical and syntactic complexity
Come citare

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Abstract
Il 16 marzo 1978 l’Italia repubblicana vive una delle pagine più nere della sua storia, con le Brigate Rosse, il partito armato, che rapiscono un esponente politico del calibro di Aldo Moro e uccidono barbaramente i cinque uomini della scorta; le BR iniziano così il loro canto del cigno. Durante i cinquantacinque giorni in cui tengono prigioniero il presidente della DC i terroristi elaborano e diffondono nove comunicati nei quali illustrano motivazioni e strategie del sequestro e della lotta armata in generale; è sicuramente una delle vicende che più ha colpito l’opinione pubblica dal dopoguerra in poi, e che una cospicua bibliografia continua a raccontare e a sviscerare. Un aspetto però è sempre rimasto meno esplorato di altri, e cioè quello linguistico. Con un’analisi condotta su sintassi, morfologia e lessico, questo articolo dà conto delle caratteristiche salienti dei comunicati, dei congegni retorici e delle strategie comunicative utilizzate dagli autori; l’osservazione linguistica restituisce la complessità dei nove testi e l’opportunità di classificarli come un corpus di scritti dai tratti comuni che, se da un lato probabilmente non arrivano a delineare i contorni di un linguaggio settoriale, dall’altro definiscono un modo di comunicare peculiare di un gruppo terroristico. Il presente lavoro si inserisce in un generale clima di entusiasmo degli studi di italianistica verso gli anni ’70 e gli anni di piombo, e intende suggerire una particolare attenzione alla variabile della lingua nell’ambito dello studio del terrorismo, visto il ruolo fondamentale che la comunicazione ha avuto nel contesto della violenza politica di quegli anni.